IL PENSIERO CHE
SPOSTA MONTAGNE
Mi disse un giorno, un dei giorni andati
saggia donna che curava i malati
che tentar soleva - tale il lavoro
suo d'indagatrice d'anima e psiche -
di guarire i viandanti per le strade;
così ella mi disse, teso lo sguardo:
"Tu con il
pensiero sposti montagne
oh uom di fervida
immaginazione
di sconcertante
complessa ragione.
Cosa non puoi fare,
cosa ti è inviso?"
come se il mondo già fosse ai miei piedi
e sol dovessi carpirne i segreti.
Ecco: non più segreti ha ora il mondo
qui dinanzi agli occhi miei dilaganti.
Da me è l'alta montagna, incomincio
mani e piedi, braccia e gambe a scalarla.
*
Commento:
Qui incomincio una serie di tre poesie, legate tra loro in quanto fondate su tre frasi che mi furono dette in passato, da tre donne a me vicine. Si tratta di elogi molto belli che mi rimasero nel cuore, e che portai con me fino a questo momento, in cui decisi di costruirvi sopra dei versi.
Avevo strenuo bisogno di "sentire" di nuovo queste parole, perlomeno nel ricordo, di evocarle per alimentare la stima di me stesso, il mio Ego mai come ora bisognoso di nutrimento per sopravvivere all'inverno della solitudine senza più pene. Così, mi impegnai in questi componimenti come un convalescente, appena uscito da una linga malattia, si impegna nelle cure che precedono la completa guarigione.
La prima poesia è un insieme di endecasillabi sciolti, con qualche rima casuale e assonanza nel mezzo. La frase che sta alla sua base come ispirazione fu pronunciata dalla mia prima psicoterapeuta (andai, infatti, nella mia vita per ben tre volte in terapia psicanalitica, seppur per brevi periodi di tempo: la prima volta fu per combattere la mia gelosia ossessiva e paranoica nei confronti della mia donna; la seconda fu per superare lo stato di depressione e le manie suicide in cui ero inesorabilmente caduto; la terza per vincere le ataviche paure dell'abbandono e del fallimento, portatrici di ansia, pianto e patimenti. Tre passi necessari in direzione della liberazione tanto agognata da ogni tipo di dipendenza emotiva), di cui non ricordo il nome, durante una delle sedute terapeutiche - forse l'ultima - e recitava: "tu con il pensiero sposti montagne". Trovai che fosse una frase molto potente, e molto lusinghiera, soprattutto per uno che come me avesse studiato, lungo tutta la giovinezza, quella illuminante e profonda materia che chiamiamo Filosofia.
Con il termine pensiero, ella intendeva al pari le facoltà spirituali dell'immaginazione e della ragione, mediante le quali, secondo lei, avrei potuto fare qualsiasi cosa nel mondo e nella vita, io all'epoca così intimorito dal mondo e dalla vita, e così poco fiducioso nella mia pur ampia intelligenza. Ora il mondo e la vita non hanno più segreti per me - sostengo infine - e la montagna che ho chiamato a me, sorta di novello Maometto, è pronta per essere scalata, in quella che si delinea, in tutto e per tutto, come una elevazione spirituale, che porti al benessere e alla pace interiore.
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