lunedì 9 marzo 2020

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IL DESTINO



Crudele è il Destino che avanza innante

simile a fulmine bianco, tonante;

esso ci avvolge con rude catena

e nessun sfugge all'estrema sua pena.

Come copione già scritto è lo zelo

con cui comanda all'attore di agire:

inconsapevole egli in un telo

copre Ragione che suole lenire

le aperte ferite. Ma la Passione

guida i suoi piedi su tetri sentieri

di rovi ammantati, trame di ieri

a edificar voluttuosa prigione.

Scamperai mai alla dura condanna

oh uomo che freme e tenta, che l'alma

prodiga inganna e s'affanna a schermire

dall'Altro, invece d'amar se stesso?

*
Commento:

Nella medesima forma della precedente poesia - salvo gli endecasillabi al posto dei novenari e l'ordine generale delle rime: qui rispettivamente baciata, incatenata e incrociata, per finire con i quattro versi sciolti -, tratto adesso il tema del Destino.
Questo Fato inesorabile vien detto crudele in quanto potente come una saetta celeste (il fulmine di Zeus), una dittatura a cui nessuno può mai sottrarsi. Oppure, esso può essere visto come un regista teatrale che scivesse un copione per i suoi attori, i quali vengon costretti a recitare la parte per loro scritta senza improvvisazioni di sorta. 
Stavolta, si invertono i ruoli dei principi della Ragione e della Passione. Ora la Ragione è ciò che ci permette, tramite la riflessione logica adulta, di fuoriuscire dalle maglie del Destino, mentre la Passione è quella che, secondo dettami inconsci, ci obbliga a seguire strade di condanna, in quanto prodotte da fissazioni nevrotiche alla nostra infanzia e al passato. Entrambe le interpretazioni dei due elementi umani, Mente e Cuore; quella individualista portata avanti dal precedente componimento, e quella psicologica di questo componimento, sono ammissibili senza dover per forza contrastare: nella prima si ha una visione soggettiva e intimista, in quest'ultima una visione oggettiva e mondana della Realtà.
Si conclude il tutto con un quesito fondamentale: riuscirà mai l'uomo a vincere il proprio dittatore feroce, che lo ingabbia nella reiterazione di stesse azioni già vissute, come in un circolo vizioso da cui è impossibile fuoriuscire? Forse la risposta; la via da seguire per conquistarsi una pur minima possibilità di libertà, non è altra che la risposta e la via dell'Amore, verso se stessi e verso il prossimo: ossia amare il proprio Sé come condizione imprescindibile per amare sanamente anche l'Altro-da-Sé.    

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